DHARMA PROJECT: integrated analysis, monitoring and profiling in security (1^ parte)

shutterstock_106115951Il termine Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛ traducibile in italiano come “fornire una base”, ovvero come “fondamento della realtà”, “verità”, “obbligo morale”, “giusto”, “come le cose sono”. L’idea progettuale si divide schematicamente in tre ambiti specifici:

  1. Voice & Author Profiling – VAP
  2. NeuroLinguistic Analysis – NLA
  3. Facial Action Analysis – FAA

 “Interrogando le parole e le frasi che scaturiscono dall’animo umano si potrebbe conoscere più di quanto è stato scoperto da osservazioni ed esperimenti sull’uomo”, Ludwig Klages (1932). La Linguistica Forense può avere svariate applicazioni, che vanno dall’identificazione dell’autore di uno scritto anonimo, all’analisi di lettere minacciose, sino alla valutazione di testamenti olografi. Di fatto, essa, trova spazio anche nel settore del computer crime investigation. La costruzione di frasi, la scelta delle parole, la punteggiatura, rientrano in uno stile preciso che è caratteristico di una persona. McMenamin parlava di “stilistica forense”. Confrontando e paragonando delle lettere anonime con altri testi scritti dei presunti autori è possibile attribuire ad uno di questi la paternità delle lettere anonime. Gli esperti della BSU dell’FBI riescono in questo modo a risolvere i casi di stalking (molestie ripetute e ricorrenti) per lettera, riuscendo ad identificare l’autore delle minacce e delle molestie seriali. Per quanto riguarda invece le dichiarazioni rese da un individuo, l’analisi delle parole utilizzate, la sequenza delle frasi, la lunghezza delle frasi, delle pause effettuate permettono ad uno psicolinguista esperto di stabilire se l’interrogato ha detto la verità o meno, il grado di autenticità ed attendibilità di quanto dichiarato durante un interrogatorio e di valutare la spontaneità di una confessione o di una testimonianza. Ricavare da un testo, redatto con finalità criminali e di autore sconosciuto, informazioni riguardo quest’ultimo che risultino utili nel contesto delle indagini. Una valutazione di questo tipo è molto importante per stabilire il modo di approccio e la condotta negli interrogatori successivi. L’analisi psicolinguistica può fornire delle risposte sulla motivazione e determinazione dell’autore, sulla sua personalità e su alcune caratteristiche demografiche. Non a caso, la linguistica forense è venuta all’attenzione del pubblico dei mass-media in occasione del caso dell’Unabomber, (dove il prefisso Una è l’acronimo di “university and airline”, obiettivi preferiti dall’attentatore), al secolo Theodor Kaczynski. E’ rilevante, quindi, prestare attenzione, nella comparazione fra scritture, a dati propriamente extra-grafici come l’ortografia e la punteggiatura. L’analisi di questi dati, che qui interessano per la loro natura linguistica, si ritrova in Osborn (1929), per il quale bisogna ricorrere non soltanto all’esame dei segni grafici, ma anche alla composizione, alla grammatica, all’ortografia, alle forme idiomatiche, alla sillabazione, alla punteggiatura, all’uso delle maiuscole. Ritroviamo un’attenzione a questi elementi linguistici, soprattutto all’ortografia e alla grammatica, in tutta la trattatistica peritale anglosassone, da Harrison (1958) a Conway (1959), da Hilton (1982) a più recentemente Ellen (2003), e non solo. In Italia Ottolenghi (1924) attribuisce “quasi valore di contrassegni particolari a certi errori di ortografia” (corsivo nel testo). Sivieri (1950) invece chiede che si presti anche attenzione agli errori di sintassi. Presso la BSU (Behavioral Scienze Unit) dell’FBI alcuni investigatori si sono specializzati in questo tipo di valutazione e riescono a fornire pareri non solo sull’attendibilità delle minacce, ma anche sui rischi potenziali di violenza ed aggressione che si corrono. Gli esperti della BSU americana, attraverso l’analisi ed il confronto dei testi scritti, sono riusciti a scoprire, in alcuni casi di stalking o rapimenti, che gli autori delle lettere erano le stesse vittime. Ciò li ha condotti a smascherare delle false vittime di molestie e rapimenti dimostrando che loro stessi erano gli autori di quelle lettere, fingendosi dei persecutori e dei rapitori, per ottenere dei benefici o dei vantaggi di vario tipo, sia psicologico per via dell’attenzione e protezione da parte degli altri, sia materiale, cioè il riscatto. Negli ultimi anni vari episodi di marcata violenza sono esplosi, negli USA, sul posto di lavoro, registrando anche dei casi di omicidio dei colleghi, questo ha condotto gli investigatori a focalizzare la loro attenzione sulle minacce di violenza e di ritorsione che compaiono fra colleghi, al fine di valutare la reale portata della minaccia. In questi episodi infatti la comparsa della violenza non è stata improvvisa ed inaspettata, ma è giunta al termine di un periodo di minacce in cui a lungo andare dalle parole si è passati ai fatti. Deve in qualche modo mettere in allarme la ripetizione di frasi del tipo “un giorno o l’altro prendo il fucile e ti sparo” poiché capita sempre più spesso che poi quel giorno arrivi davvero. È importante quindi valutare quanto siano attendibili alcune minacce di morte o di violenza che reiteratamente vengono espresse da colleghi rancorosi, per vari motivi, al fine di stabilire se quelle minacce nascondono o meno un vero potenziale aggressivo ed omicida. Capita spesso, soprattutto in ambito familiare, che l’omicidio del coniuge, di un figlio o di un altro parente, sia mascherato da suicidio, allestendo scene ad hoc e scrivendo documenti scritti in cui il falso suicida annunci o spieghi il proprio gesto. In questo caso, oltre alle tecniche dell’autopsia psicologica, possono essere d’aiuto le analisi psicolinguistiche dei testi scritti e lo studio della personalità del familiare superstite. La linguistica forense è utile anche e soprattutto nel caso di testi non manoscritti, redatti al pc, anche di sms o email (De Vel 2001). Le investigazioni effettuate a seguito dell’incremento dei cosiddetti computer crimes hanno evidenziato che spesso l’autore del crimine informatico non è esterno all’azienda coi cosiddetti outsiders, bensì è un dipendente interno alla company, sono gli insiders, oppure è un funzionario della stessa pubblica amministrazione. I trucchi utilizzati di copertura, il modo di violare le password e le tracce lasciate durante il crimine informatico, se portate all’attenzione di uno psicolinguista, come regolarmente accade con gli esperti della BSU dell’FBI, possono essere prodotte delle interessanti valutazioni per l’identificazione dell’autore. Hanlein (1999) parla di “impronte digitali stilistiche”; Pennebaker preferisce pensare a “impronte digitali linguistiche” e McMenamin a un “DNA linguistico”. Per superare le obiezioni che sono state poste nei confronti di questi concetti, Chaski (2001) ha indirizzato la ricerca verso metodi sperimentali per verificare su base statistica quali siano le variabili linguistiche di valore idiosincratico. Questo studio ha i suoi limiti ma apre comunque una via seguita dalle successive ricerche, che si rivela proficua a patto, come vuole McMenamin (2001), di essere integrate con le centinaia di studi precedenti e di tenere soprattutto in conto un’adeguata problematizzazione dei fattori di variabilità del linguaggio (su cui anche le argomentate critiche di Grant e Baker 2001).

by Forensics Group

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: