DHARMA PROJECT: integrated analysis, monitoring and profiling in security (2^ parte)

ciencias-forenses-267x300Accanto a tali considerazioni sulla stilistica e la linguistica, occorre considerare anche la fonetica, nei suo aspetti articolatori, acustici e quindi forensi, a cui si associano gli studi e le ricerche del Center for Interdisciplinary Research on Language (CRIL) & Cognitive Neuroscience of Language and Speech Sciences Lab (CNLSS) di Lecce, guidato dal Prof. Mirko Grimaldi, tra l’altro, componente primaria nella presente proposta di ricerca e applicazione. Obbiettivo fondamentale della presente proposta è quella di integrare le diverse conoscenze e i diversi risultati ottenuti ad oggi, cercando di “spingersi oltre”. A tal riguardo, esiste un profilo linguistico e vocale (Voice Profiling) tipico di chi compie alcuni reati e/o crimini? In considerazione del proliferare dei crimini mediati da pc e altri mezzi multimediali (es. stalking, pedopornografia online, …), è possibile procedere ad un vero Author Profiling proprio attraverso la linguistica forense? Inoltre, un ambito di interesse strategico, nel settore criminologico, investigativo e della sicurezza è l’analisi della comunicazione e la veridicità della stessa (attendibilità della testimonianza). E’ possibile, attraverso metodiche combinate di linguistica stilistica e fonologia forense, riconoscere con una certa probabilità le affermazioni vere da quelle menzognere? Tale ultimo quesito si collega al secondo filone della presente proposta progettuale: ricerca della verità e analisi neurolinguistica. Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero (O. Wilde). Uno degli aspetti più dibattuti e complessi nel panorama forense e investigativo è la testimonianza, con annesse le svariate problematiche legate agli interrogatori e all’attendibilità delle dichiarazioni. In tal senso, diverse ricerche si concentrano sulla comunicazione menzognera e/o sugli indicatori probabili che possano indicare, appunto, verità o menzogna nelle dichiarazioni, affermazioni, nel recupero delle informazioni e nel ricordo. Di fatto, non esiste, ad oggi, un repertorio di segnali fissi e universali della comunicazione menzognera ma esistono degli stili comunicativi che compaiono più frequentemente in questo ambito. Uno stile linguistico va inteso come un’organizzazione dinamica e articolata di micro e macro componenti del linguaggio, intenzionalmente attuata dal parlante per produrre specifici effetti sul destinatario all’interno di un determinato contesto. Sappiamo, inoltre, che il soggetto per “creare” una menzogna deve attuare una serie di strategie che richiedono un impegno non indifferente in termini cognitivi ed emotivi (creazione della menzogna, self-monitoring, monitoraggio costante sull’interlocutore, sforzo mnestico, ansia di essere scoperto). Gli studi prodotti in tale ambito sono diversi e si riferiscono anche all’applicazione di alcune procedure di analisi che vanno dalla “macchina della verità”, al VSA, all’elettroencefalogramma, alla termocamera, sino alla Risonanza Magnetica. Di fatto, ad oggi, non esiste un sistema misto o integrato che accresca l’attendibilità dei risultati e dia  risposte vicine alla “certezza”. Probabilmente, il più famoso strumento per l’identificazione della menzogna è il poligrafo che registra alcune variabili fisiologiche come l’attività elettrotermica (EDA), la pressione arteriosa e la frequenza respiratoria. L’uso di tale metodica è vietato in Italia, in quanto considerato lesivo del principio della “libertà morale”. Uno degli approcci più innovativi negli studi sulla menzogna è rappresentato dalle tecniche di “neuro-imaging”. Tra queste, la risonanza magnetica funzionale (fMRI) è la più diffusa negli ospedali e nelle università, ed è uno strumento fondamentale nelle moderne neuroscienze. Tale tecnica, che misura le variazioni di flusso ematico e consumo di ossigeno nelle diverse aree cerebrali, è stata utilizzata per visualizzare l’attività neurale dei soggetti sperimentali mentre svolgevano compiti che comportavano la necessità di mentire. Tale approccio ha provocato grande entusiasmo, tanto che alcuni autori hanno dichiarato, non senza enfasi: “Esiste una differenza neurofisiologica tra falsità e verità a livello di attivazione cerebrale, che può essere individuata mediante fMRI” (Langleben et al., 2002).  Come osserva Simpson (2008), l’fMRI non identifica direttamente la traccia neurale della menzogna: esattamente come il poligrafo, essa non “legge la mente”, bensì misura variabili fisiologiche correlate all’attività del mentire, in situazioni sperimentali: non dice se la memoria del soggetto contenga o meno ciò che egli afferma. Inoltre, come nota Vrij (2008), la risonanza magnetica è una tecnica costosa e scomoda per il soggetto, il che ne limita l’applicabilità pratica. L’analisi dello stress vocale (Voice stress analysis – VSA) si basa sull’analisi delle tracce audio delle dichiarazioni rese dai soggetti. Ha il vantaggio di essere un metodo non invasivo, ma non risulta particolarmente accurato dell’identificazione della menzogna (Vrij,2008). Los trumento rileva cioè solo il livello di stress vocale nell’individuo che, tra l’altro, potrebbe essere un derivato di diverse condizioni del soggetto. Le immagini termiche hanno goduto di grande notorietà per il lavoro di Pavlidis et al. (2002), apparso su Nature poco dopo i drammatici attacchi dell’11 settembre 2001. Come negli altri casi, tuttavia, essa non appare essere una tecnologia risolutiva. I potenziali evocati (ERP Event-related potentials) sono risposte cerebrali correlate a stimoli specifici, che vengono misurate tramite elettroencefalogra-fia. Tra queste risposte, l’onda P300 si manifesta in seguito all’esposizione del soggetto a stimoli significativi sul piano personale. Pertanto, la P300 può essere utilizzata per identificare la menzogna in situazioni analoghe a quelle dell’Orienting reflex approach. E come nel caso del poligrafo, Vrij (2008) riporta che i risultati sono molto buoni: 82% di mentitori correttamente identificati, e meno del 9% di soggetti sinceri erroneamente considerati menzogneri. La tecnica Transcranial direct current stimulation – tDCS, è stata studiata in Italia. Priori et al. (2008) hanno stimolato direttamente la corteccia prefrontale-dorsolaterale (DLPFC), mostrando che tale stimolazione influisce sui tempi di reazione nella produzione di risposte vere e false. Tale tecnica studia la menzogna mediante la diretta manipolazione delle funzioni cerebrali. Identificare le tracce comportamentali connesse all’atto del mentire non è semplice. De Paulo et al. (2003) hanno effettuato un’analisi sistematica della letteratura del settore, e preso in considerazione un centinaio di possibili indizi di menzogna, 21 dei quali risultarono essere almeno debolmente significativi. In sintesi risultò che i mentitori, rispetto a chi dice il vero: hanno un tono di voce più alto (Vrij, 2008);  usano meno gesti di illustrazione (Vrij, 2008); fanno meno movimenti con le dita e le mani, sebbene su questo punto alcuni dati siano contrastanti (Vrij, 2008);  hanno una maggiore dilatazione pupillare (Wang et tal., 2010);  appaiono più tesi;  tengono il mento più in alto;  stringono maggiormente le labbra (AU 24 nel sistema FACS, Facial Action Coding System).  Il problema dell’attribuzione erronea della menzogna persiste però sempre (De Paulo et al. 2003). E’ pur vero che utilizzare cluster diversi potrebbe aumentarne l’attendibilità (Vrij et al. 2000, ad esempio, utilizzando 4 indicatori è riuscito ad identificare correttamente l’85% dei mentitori ed il 70% dei soggetti sinceri, e simili risultati sono stati ottenuti da Jensen et al.  nel 2010. L’utilizzo di queste metodiche associate ad un sistema di analisi linguistica e fonologica produrrebbe, sicuramente, risultati ottimali in termini di identificazioni corrette. Inoltre, ogni tipo di eccitazione ha un suo particolare contrassegno vocale, ma la cosa è ancora da dimostrare anche in merito all’effetto Brokaw, ovvero alla presenza di differenze individuali nel comportamento emotivo e nel modo di dimostrarle. Tale ostacolo potrebbe essere superato attraverso l’applicazione congiunta di un’altra tecnica, resa famosa dal lavoro di Eckman, ovvero il sistema FACS, Facial Action Coding System. Il suo lavoro si basa sull’idea che forti emozioni attivino la muscolatura facciale in modo quasi automatico: questo consentirebbe di osservare micro-espressioni potenzialmente rivelatrici di menzogna. Quando ad esempio un soggetto cerca di reprimere la rabbia, dovrà sopprimere le sue tipiche manifestazioni, come lo stringere le labbra, l’aggrottare le sopracciglia e così via. Ma questo è un compito difficile quando le emozioni sorgono improvvise. In particolare, secondo Ekman (2001) i soggetti riescono a reprimere le espressioni facciali in 1/25 di secondo: ma questo lasso di tempo sarebbe sufficiente ad un osservatore addestrato per cogliere le micro-espressioni. Si tratta di un approccio estremamente interessante, i cui esisti sono confermati da altri ricercatori che hanno riscontrato differenze in latenza, durata e picco di intensità tra le espressioni genuine e quelle prodotte volontariamente (Hess e Kleck, 1990; Hill e Craig, 2002). Scopo del presente progetto è dunque anche quello di applicare in modo congiunto e sempre strategico tale sistema di codifica e correlare i risultati con quelli ottenuti dalle altre metodiche utilizzate. Ad oggi, non esiste un sistema così complesso ed evoluto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: