Sex Crimes: forme di sessualità devianti

01-27-15sexcrimesTutte le società da sempre, per assicurare la loro continuità, tentano di regolare il comportamento dei loro membri, attraverso dei metodi che fanno parte di quello che è chiamato “controllo sociale”. Il controllo sociale avviene sia con un processo interno, comunemente definito come socializzazione, sia con un processo esterno, costituito da punizioni e ricompense. La socializzazione consiste nel processo di apprendimento mediante il quale i membri che entrano a far parte di un gruppo o di una società, ne imparano regole, valori, atteggiamenti e norme sociali. Del processo di socializzazione fa parte anche il meccanismo per il quale, da piccoli, impariamo quello che è giusto o non è giusto fare, i codici di comportamento adatti ad ogni circostanza e situazione, le modalità alimentari accettate socialmente, e quelle invece rifiutate, e più in generale anche le interpretazioni della realtà sociale. Tra le varie interpretazioni e realtà che sono disciplinate da un controllo sociale vi è anche la sfera della sessualità. Ogni società sviluppa infatti standards statistici, culturali, religiosi e soggettivi, che determinano quali sono le pratiche sessuali appropriate e quali invece sono inappropriate, e che definiscono quali sono le ipotesi di devianza sessuale per le quali (nelle varie culture e nei vari momenti storici) si passa dal semplice biasimo, alla condanna morale e religiosa, fino al concretizzare le ipotesi di un reato. È indubbia, per cui, l’influenza del fattore culturale e storico nella costruzione di una immagine sociale, che sia quella di biasimo, o quella di ipotesi di reato, dal momento che ciò che è normale in una cultura, in un periodo o in un luogo può essere considerato deviante o criminale in un altro. La devianza non è infatti una proprietà di certi atti o comportamenti, ma una qualità che deriva dalle risposte, dalle definizioni e dai significati attribuiti agli atti stessi dai membri di una collettività. Per dirla con le parole del celebre sociologo Emile Durkheim “non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma è criminale perché urta la coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo”. Molto diffuso in Giappone è ad esempio il tamakeri, una  variante del masochismo, che consiste nell’eccitamento di un uomo che si fa prendere a calci da una donna proprio dove fa più male. Ma anche il testo sacro della religione cattolica ci insegna a tener conto delle diverse culture nella considerazione e nella punizione di alcuni comportamenti legati alla sessualità: nell’Esodo e nel Levitico si parla chiaramente del divieto di adulterio (per la donna, sia chiaro) sotto minaccia di morte. E persino lo stupro è trattato esplicitamente nel Deuteronomio: l’aggressore era certo di passare grossi guai solo nel caso in cui la fanciulla fosse sposata o già promessa in sposa, altrimenti era sufficiente che “l’uomo che s’è giaciuto con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento, ed ella sarà sua moglie” [deuteronomio 22:29], punizione decisamente differente rispetto alla minaccia di reclusione da cinque a dieci anni che prevede, invece, il nostro codice penale per la violenza sessuale [art. 609 bis]. La sessualità, d’altronde, rappresenta uno degli aspetti più complessi dell’esperienza umana. Essa integra elementi cognitivi, emotivi, sensoriali e comportamentali dell’individuo in un pattern di esperienza personale che deriva sia da fantasie interne, sia da comportamenti esterni. La sessualità umana è studiata attraverso molte discipline, come la psicologia, la sociologia, la sociobiologia, la criminologia, l’antropologia culturale, la biologia, la medicina, la teologia, la storia e il diritto. La prospettiva psicologica si focalizza sulle motivazioni per le quali la sessualità e l’eccitazione sessuale nascono all’interno dell’individuo, e sui modi attraverso i quali essi sono modellati da emozioni, dinamiche di personalità, motivazioni, attitudini, credenze e comportamenti interpersonali. La prospettiva sociologica è interessata alle modalità attraverso le quali la sessualità è modellata dalla società in cui un individuo vive, dalla cultura, da usanze e tradizioni. La prospettiva sociobiologica parte dal presupposto che le differenze di genere siano funzionali ed adattative e si incentra sugli aspetti genetici della sessualità, e sulla possibilità di un dimorfismo psicosessuale di genere che influenzi le fantasie e le pratiche sessuali. La prospettiva criminologica si focalizza sulle aggressioni e sui reati sessuali, analizzandone la cause e le conseguenze. La prospettiva biologica si focalizza sugli aspetti fisici della sessualità, anatomia, fisiologia, sviluppo e maturità dei sistemi sessuali del corpo, e dunque analizza la componente istintiva che influenza l’orientamento di base dell’impulso sessuale, ma che ha poca influenza sulla forma individuale attraverso la quale è espressa. Da una prospettiva legale certi comportamenti sessuali sono identificati come una minaccia sociale, ma, ribadiamo, come tutto ciò che riguarda la società, anche le leggi che riguardano i comportamenti sessuali definiti come criminali differiscono attraverso il tempo, i luoghi e i sistemi locali. Il concetto di devianza applicato nella sessualità, porta ad individuare ed indicare varie forme di perversione sessuale. Il termine «perversione», dal latino pervertere, rovesciare o travolgere, si porta però appresso un giudizio morale inevitabile e negativo, per cui risulta forse più appropriato parlare di parafilia, l’attrazione, l’amore per qualcosa che va oltre il normale. La fantasia gioca un ruolo fondamentale nel comportamento sessuale di ognuno, è il fattore guida per l’espressione sessuale. Normalmente consiste in una serie di immagini mentali che sono sessualmente stimolanti. Tutti gli esseri umani utilizzano i loro sensi disponibili per aumentare la loro eccitazione sessuale. La vista è stata identificata come la componente primaria della risposta sessuale dell’uomo, ad esempio alcuni uomini hanno difficoltà ad avere una risposta eccitatoria senza particolari stimoli visivi, ma anche il tatto svolge una funzione importante nell’eccitamento sessuale, ad esempio nell’accarezzare il partner, o nelle attività autoerotiche e masturbatorie. Si ritrovano spesso anche attività legate al sistema uditivo: richiedere ad un partner di verbalizzare dei desideri,  o nei casi di violenza sessuale, ad esempio, costringere una vittima ad elencare la sequenza degli atti sessuali, per stimolare o aumentare una risposta eccitatoria. È comune nel comportamento sessuale usare gli standards sociali prima menzionati per legittimare i nostri comportamenti, per renderli accettabili e così desiderabili per le espressioni personali della nostra natura sessuale. Il predatore sessuale invece vive una iniziazione al periodo sessuale attivo della sua vita diversa da quella che può essere definita come normale. Lo stimolo sessuale gli perviene attraverso aggressioni sessuali, dominio, potere, controllo, temi attorno cui si sviluppa la sua fantasia sessuale già dalla pubertà, sviluppando poi  una o più parafilie associate a pratiche che sono invece questa volta solitamente  proibite, disapprovate e punite. Per tentare di comprendere il crimine sessuale è importante cercare di analizzare, innanzitutto, le varietà di comportamenti sessuali umani, i processi per i quali certi tipi di comportamenti sessuali vengono considerati devianti e criminali e, infine, capire quali comportamenti possono essere considerati devianti e criminali e quali possono essere invece definiti controllati. La linea di demarcazione tra comportamento “normale” e “criminale” è fluttuante, perché le loro definizioni dipendono, come abbiamo già constatato, da variabili spaziali e temporali. Oggi, rispetto al passato, abbiamo decisamente un’accezione della sessualità meno rigida, dove la finalità riproduttiva è chiaramente sfumata rispetto alla volontà di consumare rapporti sessuali. Ad esempio l’omosessualità col passar del tempo non è più considerata deviante tanto che è stata rimossa dal DSM: manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Ed è proprio nel DSM che vengono elencate alcune delle parafilie più comuni. Il DSM-IV descrive le parafilie come “contraddistinte da impulsi, fantasie o comportamenti sessuali intensi e ricorrenti, che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali; tra i criteri diagnostici è considerata inoltre la conseguente presenza di disagio clinicamente significativo o di compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento individuale.” Secondo l’ultima edizione del DSM-IV, per essere considerata effettivamente come patologia, tale condizione di pulsioni erotiche deve ricorrere per almeno sei mesi e devono manifestarsi come la forma di sessualità esclusiva o prevalente del soggetto, interferendo in modo rilevante con la sua normale vita di relazione e causandone un disagio clinicamente significativo. Ovviamente tali pulsioni parafiliache possono interessare persone di entrambi i sessi. Tra le parafilie più comuni troviamo:

  • Esibizionismo: il bisogno o il comportamento che porta all’esposizione dei propri genitali ad una persona ignara;
  • Feticismo: l’uso esclusivo di oggetti non direttamente attinenti alla sessualità (es. scarpe, indumenti) al fine di innescare o aumentare l’eccitamento sessuale;
  • Frotteurismo: il bisogno o il comportamento che porta a toccare o palpeggiare il corpo di una persona non consenziente;
  • Pedofilia: l’attrazione sessuale per bambini in età infantile e prossimi a quella prepuberale;
  • Masochismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante ricercato nel voler essere umiliati, provare dolore o soffrire in altri modi;
  • Sadismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante nel produrre dolore o umiliazione della vittima;
  • Feticismo di travestimento: eccitazione e/o piacere sessuale nell’indossare abiti del sesso opposto;
  • Voyeurismo o scopofilia (più raro scoptofilia): il bisogno o il comportamento che porta a spiare persone ignare mentre sono nude, in intimo o impegnate in attività/rapporti sessuali.

Molte delle parafilie qui elencate sono state ritrovate in casi di omicidi sessuali. Altre forme meno comuni sono raggruppate sotto la dizione Disordini Sessuali o Parafilia Non Altrimenti Specificata. Le più comuni parafilie non altrimenti specificate sono:

  • torture animali – torture, mutilazioni e uccisione di animali per gratificazione sessuale e sperimentazione (la crudeltà fisica verso animali è uno dei criteri per diagnosticare un disturbo del comportamento, che, in alcuni casi, è il precursore infantile del disturbo antisociale di personalità e della psicopatia)
  • antropofagia – mangiare carne o parti tagliate del corpo (i.e., cannibalismo)
  • autoerotismo – eccitazione sessuale attraverso l’auto-stimolazione (es. masturbazione attraverso la pornografia, asfissia sessuale o soffocamento erotico in acqua)
  • coprofilia – interesse sessuale e gratificazione nel toccare feci
  • coprofagia – eccitazione sessuale attraverso l’ingerimento di feci (una variante della coprofilia)
  • erotofonofilia – eccitazione sessuale legata all’uccisione
  • gerontofilia – interesse sessuale verso gli anziani
  • infibulazione – auto-torture come piercing genitali con oggetti appuntiti (es, aghi, spilli)
  • clismafilia – eccitazione sessuale attraverso la pratica del clistere eseguito su di sé o su altri
  • mixoscopia o triolismo – eccitazione sessuale nel vedere se stesso in scene sessuali oppure modellare un partner sessuale con un’altra persona e osservare
  • necrofilia – eccitazione derivata da atti sessuali su un cadavere
  • necrofeticismo – il feticcio è rappresentato dal cadavere o da parti del suo corpo
  • parzialismo – attenzione sessuale esclusiva su parti specifiche del corpo
  • piquerismo – eccitazione sessuale nell’accoltellare, ferire, tagliare
  • scatologia telefonica – telefonate oscene
  • pigmalionismo – coinvolgimento sessuale con bambole o manichini
  • piromania – eccitazione sessuale nel provocare incendi
  • urofilia – interesse sessuale nel bere o toccare urina
  • zoofilia – attività sessuali con animali

Le parafilie, chiamate comunemente anche deviazioni  sessuali possono rivestire significato criminologico perché molte di esse sono considerati veri e propri comportamenti criminali. Quasi sempre tali atteggiamenti si associano a crimini con matrice sessuale, perché a monte di tutto c’è sempre l’odio e la coazione fisica o psichica. Per alcune persone (maschi, in genere molto meno frequentemente femmine) fantasie o stimoli parafiliaci sono indispensabili per l’eccitazione sessuale e sono sempre inclusi nell’attività sessuale. In altri casi, però, le preferenze parafiliache si manifestano solo episodicamente, come in alcuni periodi particolarmente stressanti. Per le persone affette da tali parafilie si può parlare di manifestazione lieve quando esistono solo gli impulsi di questo genere mai messi in atto, di manifestazione moderata quando tali impulsi sono messi in atto occasionalmente, e grave quando c’è una certa costanza e ripetizione. Studiosi di psicologia, criminologia e sociologia hanno fornito varie spiegazioni a tali fenomeni ma quello che è soprattutto evidenziato, anche nella stessa definizione che ne fornisce il DSM, è che le perversioni sessuali  sono delle attrazioni verso un comportamento sessuale anomalo, caratterizzato da gesti coatti, ripetitivi e stereotipati con ripetizione di gesti e rituali sempre uguali. Troppo facile sarebbe infatti scambiare delle semplici e “innocenti” fantasie sessuali per parafilie, comportamenti malati e quindi anche pericolosi. Citando la psicanalista americana Louise Kaplan quello che caratterizza le perversioni sessuali è l’assenza di libertà, esiste solo costrizione, una costrizione che spinge a riversare l’odio nell’ ideale erotico. Nell’accezione moderna della sessualità spesso c’è spazio anche per forme lievi di bondage, per giochi erotici di role playing, per un lieve sadismo o masochismo all’interno delle proprie fantasie sessuali, sempre se tese a rafforzare un rapporto eccitatorio e che, comunque, prevede l’interesse verso il partner; altra cosa, invece, avviene quando questo elemento per così dire “di contorno” diventa l’elemento principale, dove se non si lega il partner, se non lo si sente urlare, se non si vede il sangue non si provoca eccitazione. Se l’eccitazione è raggiunta solo attraverso un rituale, che può prevedere una perversione nell’oggetto sessuale oppure una perversione nelle modalità attraverso cui la si raggiunge, sussiste una forte differenza sotto molti profili, una differenza che risiede principalmente nel fatto che senza quel determinato rituale l’individuo non riesce ad eccitarsi, ed è questo il motivo principale per cui questo comportamento rientra poi  in un’area disfunzionale, e di conseguenza inevitabilmente patologica. La diagnosi di parafilia viene, quindi, fatta solo se il soggetto mette in atto questi impulsi definiti come parafiliaci costantemente, o risulta a disagio a causa di essi. Da un punto di vista storico, dopo un lungo periodo in cui i disturbi della sfera sessuale, soffocati da idee inibenti e da concezioni filosofico- religiose, erano visti esclusivamente come offese alla morale religiosa e in tal senso perseguiti e puniti, il primo ricercatore a studiare scientificamente le varianti più o meno insolite del comportamento sessuale è Richard von Krafft-Ebing, neurologo e psichiatra nato a Mannheim il 14 agosto 1840. Nel 1886, poco prima che Jack lo Squartatore scatenasse terrore nel quartiere londinese di Whitechapel, lo psichiatra viennese dà alle stampe il suo trattato, Psychopathia Sexualis. Il testo “Psicopatia Sessuale” è molto famoso anche per essere uno dei primi lavori sull’omosessualità. L’autore avanzò per primo la teoria secondo cui il cervello degli omosessuali subirebbe una “inversione sessuale” allo stadio di embrione o di feto, derivato da fattori biologici. Nelle prime edizioni, quindi, il libro elencava l’omosessualità fra le perversioni del comportamento sessuale. A seguito di ricerche durante molti anni su “pazienti” omosessuali, Krafft-Ebing arrivò a cambiare la sua opinione iniziale, giungendo a sostenere  la sanità mentale degli omosessuali e la natura non perversa dell’omosessualità. Krafft-Ebing parla di deviazioni sessuali identificandone quattro grandi tipologie: al primo posto colloca la paradoxia, si tratta del desiderio sessuale sperimentato in epoche della vita poco adatte, e diverse dalla tipica età fertile, come la prima infanzia e la vecchiaia; descrive poi l’anesthesia e l’iperesthesia, caratterizzate rispettivamente da una spinta erotica insufficiente e esagerata; infine la paraesthesia, quando il desiderio è rivolto a un soggetto/oggetto, o a un obiettivo sbagliato. Ma il riferimento a ciò che culturalmente viene considerato un comportamento sessuale accettabile o meno, ci permette anche di affrontare uno dei temi ancora oggi molto discussi, che è quello degli “honour killings”. Lo Human Right Watch, l’Osservatorio per i diritti umani, definisce i crimini per onore come atti di violenza, soprattutto omicidi, commessi da membri di sesso maschile di una famiglia contro i membri femminili, perché ritenuti responsabili d’avere portato «disonore» al gruppo. Spesso questo disonore consiste nel non aver accettato un matrimonio combinato, o nell’essere stata stuprata. I delitti d’onore risultano purtroppo diffusi tutt’oggi, ma non si conoscono i dati perché vengono tenuti nascosti dalla comunità o dalla tribù: quando una donna viene uccisa per onore, per la tribù, per i membri del villaggio, o per la società più in generale… semplicemente scompare.

D.ssa Federica Perrucci – Crime Analyst – Esperta Forense – Criminalista

Fonte principale:

Estratto tesi SEX CRIMES: STORIE DI PASSIONI MALEDETTE. Crime Analyst Training Course, Forensics Group, Lecce.

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