La lotta armata in Europa – Parte 1

mai_68[5]Quello della lotta armata è un tema complesso e per nulla omogeneo, pertanto occorre far riferimento sempre al contesto storico e geopolitico del Paese di riferimento. Anche l’Europa è stata vittima di ciò, infatti negli ultimi anni del Novecento assistiamo ad un numero elevato di attacchi terroristici ad opera di organizzazioni che, agendo ognuna per propri fini, sono state debellate a seguito di varie linee adottate dai governi dei rispettivi Paesi attraverso approcci differenti. Descrivo brevemente la storia e le dinamiche delle tre principali organizzazioni che vi operarono.  SPAGNA: Il Paese, cosi come l’Italia, presentava un tasso di sviluppo economico-industriale al Nord, concentrato in comunidad (regioni ) come la Catalogna e i Paesi Baschi, a scapito del Sud, agricolo e caratterizzato da aziende di piccole dimensioni. I Paesi Baschi, caratterizzati da una propria cultura, risultato di proprie tradizioni, videro sviluppare nel corso dei secoli un proprio nazionalismo indipendentista nei confronti del potere centrale che tentò invano di frenare questa onda anche a causa di un eventuale effetto domino (si segnalano a riguardo Catalogna e Galizia).  I baschi, dotati di alcuni privilegi amministrativi/fiscali nel Medioevo che se li videro revocati e riconcessi a fine Ottocento, con il contemporaneo sviluppo dei poli industriali del Nord le battaglie socialiste e poi comuniste si fusero con quelle separatiste. I nazionalisti baschi iniziarono ad organizzarsi anche in sindacati e a sensibilizzarsi verso la classe operaia. Discriminati durante il periodo della dittatura di Francisco Franco per essersi schierati contro durante la guerra civile il movimento originario e unitario fondato da Sabino si scisse in varie correnti, per lo più rappresentate da associazioni, partiti e gruppi estremisti tra i quali quello dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna ) caratterizzato nel corso degli anni dall’utilizzo delle armi e della violenza opposto a quello pacifico rappresentato dal PNV (Partido Nacionalista Vasco) che è presente ancora oggi nello scenario politico. I baschi si percepiscono un popolo a sé, definendosi di etnia differente nonché dotati di una lingua propria e custodi di proprie tradizioni. A riguardo esiste una ricca letteratura locale che racconta delle gesta di questo popolo descritto come antico e valoroso, ricco di leggende e riferimenti anche biblici circa la propria origine. Insomma, un popolo estraneo a quello spagnolo, portavoce di una propria identità. Il braccio armato dei nazionalisti, l’ETA venne stroncata in seguito alle varie operazioni di polizia ma, soprattutto alla contemporanea apertura mostrata dal Governo (grazie anche alla Chiesa) che permise ai Paesi Baschi di disporre di un proprio corpo di Polizia, di un regime fiscale autonomo e all’euskera di essere elevata a lingua co-ufficiale della Spagna (insieme al galiziano e al catalano ) così da conferire loro una certa autonomia e libertà.

Dr. Pierfrancesco Maresca – Esperto in Geopolitica e Storia Contemporanea.

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