La lotta armata in Europa – Parte 2

ITALIA – Le Brigate rosse furono le più influenti tra le molteplici organizzazioni di estrema sinistra operanti in Italia (ricordiamo Potere operaio, XXII Ottobre ecc…) negli ultimi anni del Novecento in Italia, periodo definito anni di piombo per via dello stragismo compiuto, anche di stampo neofascista. Fu durante le contemporanee contestazioni studentesche che un gruppo di universitari diede nascita alle Br. Attive dapprima nei centri industriali del Nord presto si estero e ramificarono anche nel meridione. Verificata la pericolosità vennero sgominate nel 1972 attraverso l’operazione Ulisse della Polizia ma i “superstiti” riuscirono a rimettere in sesto l’organizzazione ristrutturandola in “colonne” (presenti nelle principali città: Genova, Milano, Torino, Napoli…) sotto cui si celavano varie “brigate” indipendenti l’una dall’altra per motivi di sicurezza. Non c’era una figura leader o un organo supremo, la nuova struttura era sia verticale-piramidale che orizzontale, questo per preservare il resto dei militanti nell’eventualità di una nuova operazione di polizia. Quindi era sia gerarchica che indipendente nel tempo stesso. Rispetto ai nazionalisti baschi l’obiettivo non era l’indipendenza di una regione bensì quello di migliorare la condizione della classe operaia e liberarla dai soprusi dei datori di lavoro. Infatti le prime azioni si concentrarono negli stabilimenti dell’Italsider, della Fiat, della Sit-Siemens e dell’Ansaldo. Da azioni intimidatorie e minacce si passò a sabotaggi e rapimenti fino agli omicidi e agli assalti. Rifacendosi alle ideologie comuniste ( ricordiamo la stella rossa, simbolo ricorrente nel comunismo cubano, coreano ecc…) i brigatisti riuscirono a inglobare sempre più militanti e simpatizzanti. Dopo i primi anni la “battaglia” si spostò dalle industrie verso lo Stato. La tappa successiva del loro programma era quello di attaccare le Istituzioni, accusate di collusione col mondo industriale e bancario. Ma non solo questo, infatti esso attraverso la magistratura, la polizia e gli istituti di pena stava assumendo tratti sempre più fascisti e autoritari, fobia questa, causata dal golpe militare che scoppiò in quel periodo in Cile. Per portare avanti questa battaglia, come si legge nei loro comunicati, l’organizzazione doveva trasformarsi in un “partito combattente”, rovesciare lo Stato e sostituirsi ad esso per contrastare il nemico finale: il SIM (Sistema Imperiale Mondiale). Questo SIM era identificato con i poteri economici internazionali, ovvero le Banche, le multinazionali, le società petrolifere… che controllavano e influenzavano i partiti, in particolare la Democrazia Cristiana. Fu così che le Br procedettero al rapimento e assassinio di Aldo Moro anche se tra i candidati figuravano anche Andreotti e Fanfani, anch’essi ritenuti uomini a servizio del SIM. La contemporanea installazione dei c.d. euromissili in Europa provocò il timore che il SIM si stesse riarmando per procedere ad un attacco contro l’URSS, motivo per cui venne rapito in Italia un Generale americano in servizio presso la NATO. A Salerno venne attaccato anche un convoglio militare. Dai dirigenti industriali, ai politici, fino a magistrati e militari le Br macchiarono di sangue l’Italia. Per contrastarle venne creato un nucleo di antiterrorismo a capo del Questore Santillo e successivamente l’Arma con il Generale Dalla Chiesa creò il nucleo scintilla. Lo Stato non avviò trattative, infatti a sancire l’epilogo furono le notevoli operazioni di contrasto grazie al miglioramento delle tecniche di investigazione, al ricorso di infiltrati e al contributo dei pentiti. Il colpo finale venne sancito dai contrasti interni sulle linee d’azione e dalle varie scissioni che divisero l’organizzazione in decine di piccoli nuclei scarsamente preparati mentre dai penitenziari i “fondatori” resosi conto della sconfitta non invocarono più una resistenza ad oltranza bensì la resa.

Dr. Pierfrancesco Maresca – Esperto in Geopolitica e Storia Contemporanea

 

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