Outsiders – Studi di sociologia della devianza

When a rule is enforced, the person who is supposed to have broken it may be seen as a special kind of person, one who cannot be trusted to live by the rules agreed upon by the group. He is regarded as an outsider.”[1]

Howard S. Becker

 Premessa

Il presente saggio prende in considerazione “Outsiders” un testo con il quale, l’autore, il sociologo di Howard S. Becker, vuole affermare l’approccio della Teoria dell’etichettamento allo studio della devianza, quale concetto secondo il quale la devianza non è la qualità di una persona, bensì il risultato di qualcuno che definisce l’attività di qualcuno. Becker, infatti, afferma: «I gruppi sociali creano la devianza stabilendo le regole, la cui infrazione costituisce la devianza […] Il comportamento deviante è il comportamento che le persone etichettano come tale.»

L’autore

Howard Saul Becker (nato il 18 aprile 1928 a Chicago) [2] è uno dei più noti sociologi statunitensi che ha dato un grande contributo alla sociologia della devianza. Becker ha pubblicato numerosi scritti sulle metodologie sociologiche. [3] Inoltre, il libro di Outsiders, studio del presente saggio, ha fornito le basi per la teoria dell’etichettamento,[4] egli infatti afferma che la nostra identità e il nostro comportamento sono determinati da come siamo descritti e classificati. Becker è considerato un sociologo della seconda scuola di Chicago che comprende anche Erving Goffman, Gary Fine e Anselm Strauss.[5] Anche se, per un corretto inquadramento dell’autore occorre dire che spesso è stato definito un interazionista simbolico o un costruzionista sociale, anche se facente parte dei labelling theorist. Fra le sue opere: I mondi dell’arte (2004), I trucchi del mestiere. Come fare ricerca sociale (2007).

Il libro[6]

Becker afferma: «I gruppi sociali creano la devianza istituendo norme la cui infrazione costituisce la devianza stessa, applicando quelle norme a determinate persone e attribuendo loro l’etichetta di outsiders. Da questo punto di vista, la devianza non è una qualità dell’atto commesso da una persona, ma piuttosto una conseguenza dell’applicazione, da parte di altri, di norme e di sanzioni nei confronti di un colpevole. Il deviante è una persona alla quale questa etichetta è stata applicata con successo; un comportamento deviante è un comportamento che la gente etichetta come tale.»[7]

Ciò premesso per ben inquadrare il testo in questione, occorre evidenziare che alcuni contenuti, come lo stesso autore ha sottolineato, erano già apparsi altrove, sia pure in maniera differente tra il 1951 e il 1955, su alcune riviste sociologiche: American Journal of Sociolog, Human Organization, Social Problems.

L’autore espone nei primi due capitoli la definizione di devianza costruendone una definizione. Parte da un’interpretazione di tipo statico per passare ad un’interpretazione collegata ad un’analogia medica: “Un’interpretazione meno semplice ma molto più comune identifica la devianza come qualcosa di essenzialmente patologico, che rivela la presenza di una malattia. Tale interpretazione si basa ovviamente su un’analogia medica.” [8]

Un ulteriore interpretazione identifica la devianza come la mancata obbedienza alle norme, infatti l’infrazione a quest’ultime, create dai gruppi sociali, costituisce la devianza stessa. Non come la qualità dell’atto ma la conseguenza dell’applicazione delle norme; Il deviante è una persona alla quale questa etichetta è stata applicata con successo; un comportamento deviante è un comportamento che la gente etichetta come tale. Becker afferma che la devianza non è una qualità che risiede nel comportamento stesso, ma nell’interazione tra la persona che commette un atto e coloro che reagiscono ad esso. Pertanto un atto è considerato deviane a seconda della reazione della gente: il solo fatto che uno abbia ommesso un’infrazione non significa che gli altri reagiranno come se fosse successo (e viceversa).

Becker passa quindi a individuare quattro tipi di comportamento deviante:

modi di percezione

comp. obbediente

comp. trasgressivo

Percepito come deviante

Falsamente accusato

Pienamente deviante

Non percepito come deviante

Conforme

Segretamente deviante

Tale classificazione, tenendo conto dei cambiamenti nel tempo, può favorire la comprensione del comportamento deviante.

Esposta la teoria, Becker, con uno studio su un campione di 50 interviste (metà musicisti e altri appartenenti a diverse professioni) si addentra nel mondo dei fumatori di marijuana, partendo dal come si diventa consumatori per passare alla tecnica, percepirne e goderne gli effetti, senza trascurare gli aspetti legati al rifornimento, alla segretezza e alla moralità.

Va precisato che lo studio prende in considerazione i musicisti in quanto lui stesso, negli anni cinquanta era un musicista professionista nella Chicago, e l’uso della marijuana apparteneva alla cultura della musica jazz, pur essendo reato.

Passa quindi ad analizzare la cultura del gruppo deviante legato ai musicisti da ballo, in quanto pur essendo la loro attività legale, la cultura e il loro modo di vivere viene considerato bizzarro. Ha “raccolto il materiale per questo studio con un’osservazione partecipante, prendendo parte con i musicisti alla varietà di situazioni che costituiscono la loro vita lavorativa e il loro tempo libero”.[9] L’osservazione avvenne in alcuni circoli di Chicago nel ’48 e ’49, si concentrò sull’ascoltare conversazioni abituali e osservare i comportamenti durante il lavoro. Viene, inoltre, indicato il termine “square[10], per riferirsi ad outsiders, che utilizzato sia come aggettivo che come sostantivo, riassume una qualità di comportamento opposta rispetto a ciò che dovrebbe essere il musicista.

Anche in questo caso Becker analizza nel testo le reazioni al contesto, le tendenze all’isolamento e auto segregazione, alla carriera, alle cricche, al successo, i rapporti con genitori e mogli.

Preso in esame alcune caratteristiche dei devianti, i processi per i quali vengono etichettati outsiders e come arrivano a considerare se stessi come tali. A questo punto esamineremo l’altra metà dell’equazione: le persone che elaborano e fanno applicare le norme alle quali gli outsiders non si conformano”.[11]

Ovviamente viene spontanea la domanda quando vengono elaborate ed applicate le norme.

L’esistenza di una norma non certifica che sarà applicata, dovendo considerare tutte le variabili che agiscono nella sua applicazione. Solitamente una norma viene emendata quando occorre regolare uno o più comportamenti che stanno assumendo una particolare valenza. Rapportando tale concetto alla società odierna si potrebbe far riferimento al reato di omicidio stradale. Così come determinati comportamenti regolati da norme non vengono alla luce poiché rischierebbero di mettere in cattiva luce la o le vittime.

Becker stesso indica l’esempio di Malinowski sull’indigeno delle isole Trobriand. Così come cita il Marihuana Tax Act, approvato dal Congresso americano nel 1937 destinato a proibire l’uso della marjiuana. Che fornì le basi per il successivo Volstead Act, che vietava l’importazione e la produzione di bevande alcoliche e il successivo Harrison Act che vietava l’uso di oppiacei salvo che per fini terapeutici.

Il testo passa, quindi, ad esaminare i cosiddetti imprenditori morali, che sarebbero di due tipi: chi crea le leggi e chi le fa applicare. Il prototipo del creatore è colui che Becker definisce il “crociato delle riforme”, un uomo che vede solo male e ingiustizia attorno a sé e ritiene che debbano essere fatte delle nuove leggi e si incammina lungo una crociata morale. Un individuo interessato più ai fini che ai mezzi, infatti lascia ad altri il compito di applicarle.

Nel caso dell’Harrison Act si prevedeva la creazione del Federal Bureau of Narcotics, così come il Volstead Act la creazione di uffici di polizia che dovevano far osservare le leggi del proibizionismo.

La devianza come trasgressione pubblicamente etichettata è il risultato dell’iniziativa di qualcuno.

Becker dopo aver analizzato lo studio della devianza con relativi problemi e affinità, conclude il suo libro con una rilettura di quella che lui stesso definisce “infelicemente” la teoria dell’etichettamento.

La Teoria dell’Etichettamento

  • Precursore della teoria fu Frank Tannenbaum, che, in un libro del 1938, descrisse i continui conflitti che coinvolgevano i giovani e popolazione ed autorità della città in cui vivevano. I giovani definivano i loro comportamenti come semplici passatempi, mentre popolazione ed autorità forme di disturbo se non addirittura atti delinquenziali. I giovani arrivavano ad accettare l’immagine che veniva data di loro fino ad arrivare a considerarsi delinquenti. Tali tesi furono poi riprese da Edwin Lemert.
  • La teoria dell’etichettamento, si fonda, pertanto, sul fatto che alcuni individui della società definiscono determinati atti come devianti. Di conseguenza le persone riconosciute colpevoli di questi atti sono, a loro volta, etichettate come outsiders e questo porterà tutte le loro azioni ad essere contrassegnate da quest’etichetta portando, causando anche la conseguente interiorizzazione di tale etichetta spingendoli a comportarsi in quella data maniera.
  • Gli aspetti caratterizzanti questo di questa teoria sono:
  • visione rigida e dicotomica delle classi sociali;
  • non univoca accettazione delle norme legali da parte dei consociati;
  • valorizzazione concetto di reazione sociale (risposta della cultura dominante ai comportamenti devianti);
  • riconoscimento dell’importanza nei rapporti sociali delle interrelazioni fra i vari attori sociali;
  • devianza e criminalità quale mero frutto di un etichettamento negativo della società.

Deviante, quindi, è tale, non perché commette certe azioni, ma perché la società qualifica come deviante chi compie tali azioni. La società stessa crea la devianza utile e necessaria per definire il confine della conformità, di un modello negativo da cui differenziarsi.

Il Deviante diventa un capro espiatorio, contro cui polarizzare tutta l’emotività e lo sdegno verso il crimine. Si crea uno stereotipo del criminale (stigma); criminali solo coloro che commettono certi reati creando un ulteriore discriminazione a vari livelli (tipo di delitto, ceto sociale ecc.)

La devianza si consolida attraverso alcuni fattori e suscitando una reazione sempre più intensa e stigmatizzante; il deviante, a sua volta, tende a stabilizzare la sua condotta assumendo un ruolo deviante (Io deviante) e riconoscendosi in esso.

Il deviante risulta al termine essere un soggetto a cui l’etichetta è stata applicata con successo.

Occorre comunque precisare che esistono due tipologie di devianza:

  • primaria: condotta deviante iniziale, con la possibilità di rientro nella conformità;
  • secondaria: effetto della reazione sociale, il soggetto si percepisce come deviante.

Altro importante contributo alla teoria dell’etichettamento è stato fornito da Eving Goffman, il quale, nella sua opera Asylmus, del 1968, si occupa dello studio delle istituzioni totali, in quanto detentrici di un potere superiore ad altre.

Figura 1 Componenti dello stigma sociale [12]

Conclusioni

I labelling theorists sono giunti alla conclusione che proprio il controllo sociale crea la devianza.

Occorre, a questo punto, ragionare in termini di controllo sociale o, quantomeno porsi la domanda: siamo tutti etichettatori, o meglio classisti? Tale domanda viene spontanea se si prendono in considerazioni i comportamenti che solitamente si ha nei confronti dell’altro. Ognuno di noi in ogni contesto nel quale realizza la propria socialità senz’altro assume un tale atteggiamento.

Nel vivere di tutti i giorni si assume tale atteggiamento, basta pensare agli immigrati, alle donne (quando tacciamo qualcuna di “poco di buono”), ai giovani (magari per il loro modo di essere), agli abitanti di una zona particolare della città (definiti “delinquenti”) ed altri contesti.

Spesso anche nel lavoro quotidiano, soprattutto nei lavori con i quali si ha un rapporto con il pubblico, si tende ad etichettare la persona che in quel momento si ha di fronte.

Anche se la teoria dell’etichettamento si fonda sul fatto che gli i maggiorenti della società definiscono determinati atti come devianti e di conseguenza le persone riconosciute colpevoli di questi atti sono etichettate come outsiders, portando tutte le loro azioni future ad essere contrassegnate da quest’etichetta,   spingendoli per effetto dell’interiorizzazione di tale attribuzione a comportarsi in quella data maniera, occorre comunque ricordare che per Becker, non esiste un atto deviante in sé e la nostra reazione dalla misura in cui quella determinata forma di comportamento è accettata dalla società. Per esempio, i terroristi sono accusati di omicidio, mentre l’esercito è legalmente autorizzato ad uccidere i terroristi.

Sulla base di quello che è stato detto sin d’ora, diventano interessanti le parole di Frank Tannenbaum, storico austriaco-statunitense, che affermò: “Il processo della creazione di un crimine…è un processo di etichettatura, definizione, identificazione e segregazione”.

Si ritiene questo libro come spunto da tenere in considerazione quando si tratta di esprimere giudizi e spunto di pensiero sul potere di alcuni di imporre delle norme, e soprattutto, come qualcuno ha avuto modo di affermare “una ginnastica mentale” per avere modo di vedere determinati contesti in modo originale e critico.

Bibliografia

  • Balloni – R. Bisi – R. Sette, Principi di Criminologia – Le Teorie, Ed. Cedam, 2015;
  • Santili, Sociologia della devianza, Primiceri Editore, Padova, 2017;
  • S. Becker, Outsiders Studies in The Sociology Of Deviance, The Free Press A Division of Macmillan Publishing Co., Inc. New York;

The normal development of people in our society (and probably in any society) can be seen as a series of progressively increasing commitments to conventional norms and institutions.“

Howard S. Becker

“Il normale sviluppo delle persone nella nostra società (e probabilmente in qualsiasi società) può essere visto come una serie di impegni progressivamente crescenti nei confronti delle norme e delle istituzioni convenzionali”.

 

[1] Quando viene applicata una regola, la persona che dovrebbe averla infranta può essere vista come un tipo speciale di persona, una persona cui non ci si può fidare nel vivere secondo le regole concordate dal gruppo. È considerato un estraneo.”

[2] Curriculum Vitae (https://web.archive.org/web/20130820023139/http://home.earthlink.net/~hsbecker/vita.html) di Howard S. Becker

[3] (EN) http://home.earthlink.net/~hsbecker/students.html Archiviato (https://web.archive.org/web/20130208091838/ http://home.earthlink.net/~hsbecker/students.html) l’8 febbraio 2013 in Internet Archive.

[4] (EN) Plummer, Ken. (2003). “Continuity and Change in Howard S. Becker’s Work: An Interview with Howard S. Becker.”Sociological Perspectives46(1):21-39.

[5] (EN) http://home.earthlink.net/~hsbecker/articles/chicago.html Archiviato (https://web.archive.org/web/20110911185531/http://home.earhlink.net/~hsbecker/articles/chicago.html) l’11 settembre 2011 in Internet Archive.

[6] H. Becher, Outsiders. Studi di sociologia della devianza. Meltemi, Milano, 2017;

[7] H. Becher, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza. Ed. Gruppo Abele, Torino, 1987;

[8] H. Becher, Outsiders. Studi di sociologia della devianza. Pag. 33 Meltemi, Milano, 2017;

[9] H. Becher, Outsiders. Studi di sociologia della devianza. Pag.  111, Meltemi, Milano, 2017

[10] Il significato del termine square, appartenente al gergo jazzistico e non traducibile con un altrettanto efficace equivalente italiano (conformista, persona quadrata ..) è chiarito dallo stesso Becker. H. Becher, Outsiders. Studi di sociologia della devianza. Pag. 113 Meltemi, Milano, 2017

[11] H. Becher, Outsiders. Studi di sociologia della devianza. Pag. 149 Meltemi, Milano, 2017

[12] Sociologia Generale, Cap. 11 La devianza, McGraw-Hill Education, 2015;

Scritto da Giuseppe Lodeserto

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