Psicopatia e carriera criminale: una lettura clinico-forense

La psicopatia è una patologia difficile da riconoscere. Nel DSM III essa confluiva nella diagnosi del Disturbo Antisociale della Personalità, nel DSM V le due diagnosi risultano distinte.

A partire dalle prime descrizioni di Cleckley e Hare, sono state proposte diverse teorie esplicative del disturbo: la teoria sociogenica o sociopatica, la teoria “del gruppo cattivo”, la teoriatraumogenica e la teoria del bad-cold-dangerous. In tempi più recenti sono state approfondite le sue basi neurobiologiche.

Nuclei centrali della psicopatia sono la presenza di un deficit affettivo precoce, di una ipertrofia della dimensione razionale e di una “maschera” che crea un divario tra il modo in cui il soggetto si mostra agli altri ed il suo vissuto interiore. Associati alla condizione possono esservi vissuti depressivi, aspetti ossessivo/compulsivi, ritiro sociale, sadismo, paranoia e componenti psicotici; la copresenza di aspetti di antisocialità e di narcisismo può condurre allo sviluppo della sindrome definita “narcisismo maligno”.

Utile nella valutazione della personalità psicopatica è l’Hare Psychopathy Checklist – Revised (PCL-R), che prevede la somministrazione di un’intervista e una procedura di file review, consentendo di approfondire la dimensione interpersonale-affettiva e gli aspetti inerenti la devianza sociale.

L’incidenza del disturbo varia tra l’1% nell’ambito della popolazione generale al 3,5% nell’ambito della finanza. L’elevata prevalenza tra gli alti funzionari delinea il fenomeno dei white collars psicopatici.

I legami tra psicopatia, crimine organizzato e reati a sfondo sessuale necessitano di ulteriori approfondimenti. Nell’ambito della psichiatria forense classicamente lo psicopatico è stato considerato incapace di intendere e di volere, seppure con alcune eccezioni (come nel caso Stevanin).

La Sentenza Raso ha introdotto la possibilità del trattamento dei soggetti psicopatici nell’ambito delle R.E.M.S. (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), caratterizzate da una serie di vantaggi: possibilità di diversificare i setting del trattamento, di ricorrere ad una equipe multidisciplinare, di monitorare gli indici di recidiva e di ripetere la procedura di assessment periodicamente.

Tuttavia, tali contesti presentano alcune criticità: i soggetti psicopatici sono difficilmente intercettabili dai Dipartimenti di Salute Mentale e si registra una carenza di posti disponibili. Inoltre, scarseggiano le garanzie di protezione dello staff sanitario che vi opera dentro.

Quanto sin qui descritto pone nuove sfide nella ricerca e nell’intervento rivolto ai soggetti con psicopatia: individuare un modello teorico di assessment che renda conto del rischio di recidiva; redigere un regolamento nazionale per le R.E.M.S.; attuare programmi terapeutico-riabilitativi a lungo termine; strutturare un ambiente idoneo a contenere le reazioni terapeutiche negative e violente dei pazienti.

Maria Grazia Patti – Psicologa, CTU e CTP, Direttrice Centro Ascolto “Voitheo” di Acireale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: